Caso studio · Roma
Sul monumento non si poteva montare niente. Allora abbiamo portato un falco.
Sulle terrazze e sui bastioni di Castel Sant'Angelo piccioni e storni avevano occupato gli spazi aperti al pubblico, lasciando guano su camminamenti e pietra. Il Ministero ha affidato a Ekonore un programma di falconeria professionale: nessuna rete, nessuno spuntone, nessuna installazione permanente.
- CommittenteMinistero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
- AreeTerrazze e bastioni
- SpeciePiccioni e storni
- MetodoFalconeria professionale
- Orari dei voliAlba e tardo pomeriggio
- Riduzione stimataOltre l'80% nelle aree critiche

Il contesto
Terrazze e bastioni: non un tetto qualunque
Le terrazze e i bastioni di Castel Sant'Angelo offrono superfici ampie, aperte e poco disturbate: esattamente ciò che una colonia di piccioni e storni cerca per sostare e nidificare. Nel tempo la presenza dei volatili era passata da fastidio occasionale a problema strutturale.
Il guano sui camminamenti e sulle terrazze non era solo un problema estetico: comportava rischi igienici per i visitatori e danneggiava le superfici lapidee, perché gli escrementi sono acidi e a lungo andare alterano la pietra.
Perché non i soliti sistemi
Reti e spuntoni erano già fuori discussione
Spuntoni, fili tesi, reti e ultrasuoni sono pensati per contesti urbani o residenziali. Un bene di questo valore richiede altro.
Superfici ampie e irregolari
Terrazze e bastioni articolati non si prestano a dissuasori pensati per cornicioni lineari.
L'abitudine
Ai deterrenti statici, come spuntoni e ultrasuoni, i volatili col tempo si abituano.
Tutto si vedrebbe
Reti e spuntoni si notano da lontano, e su un monumento questo è già un problema.
Ancoraggi problematici
Fissare qualcosa su una superficie storica apre questioni da risolvere prima di ogni preventivo.

Il metodo
Il predatore lo porti, non lo monti
Il progetto è partito da un sopralluogo in cui il falconiere ha mappato i punti di maggiore concentrazione dei volatili, i loro percorsi di accesso e i luoghi di nidificazione. Da lì un piano su misura, con voli nelle ore di massima attività: all'alba e nel tardo pomeriggio.
Durante le sessioni un falco addestrato sorvola l'area con movimenti che simulano la presenza di un predatore naturale. La sola percezione del rapace, visiva e sonora, scatena l'istinto di fuga. Nessun contatto, nessuna cattura. Scopri di più sulla falconeria per l'allontanamento volatili.
La costanza
Non un volo e via: si torna, con un calendario
Un solo passaggio del falco non basta: è la ripetizione a insegnare ai volatili che quella zona non è più sicura. L'attività è stata ripetuta per alcune settimane, modulando la frequenza dei voli in base alla risposta delle colonie.
Dopo il primo ciclo è partito un monitoraggio costante con sessioni di richiamo mirate, per consolidare il risultato e impedire nuovi insediamenti.

Il risultato
Un calo evidente già nelle prime settimane
Dopo poche settimane la presenza dei volatili era diminuita in modo netto, con una riduzione stimata oltre l'80% nelle aree più critiche. È una stima basata sull'osservazione del team durante il programma, non su un conteggio strumentale. Terrazze e bastioni sono tornati puliti.
Ne sono derivati anche vantaggi di gestione: meno pulizie straordinarie, costi di manutenzione più bassi e un ambiente più sano per personale e visitatori, senza alcun danno agli animali.
Le tecnologie usate
Falconeria, la tecnologia che non si vede
Dove nulla può essere fissato, il predatore naturale è la soluzione più compatibile. Su altri siti si combina con sistemi fissi discreti.
Il metodo
Quattro fasi, anche quando lo strumento è un falco
Lettura del sito
Concentrazioni, accessi e nidi dei volatili, e cosa è ammesso fare.
Piano di volo
Fasce orarie di massima attività e sessioni concordate con il sito.
Voli ripetuti
Settimane di sessioni modulate sulla risposta delle colonie.
Consolidamento
Monitoraggio e richiami mirati finché il risultato si stabilizza.
Uno degli aspetti più apprezzati dal Ministero è stato proprio il carattere ecologico e non invasivo della falconeria.

Il punto di vista scientifico
La falconeria toglie la causa, non il guano già lasciato
L'area scientifica Ekonore ricorda che il guano accumulato in un sito aperto al pubblico ospita acari, zecche molli e altri artropodi vitali anche dopo l'allontanamento dei volatili.
Per questo falconeria e pulizia si programmano insieme: il rapace allontana la colonia, la bonifica elimina il rischio rimasto sulle superfici.
Sintesi a cura dell'area scientifica Ekonore (biologia ed entomologia).Domande frequenti
Falconeria sui monumenti: le risposte
La falconeria è adatta ai beni tutelati?
Sì, ed è spesso la soluzione più compatibile quando reti, spuntoni o altri sistemi fissi sono esclusi per ragioni estetiche o di tutela.
Il falco cattura i volatili?
No. È la percezione del predatore a scatenare la fuga: non c'è contatto né cattura, in linea con la Legge 157/1992.
Perché non spuntoni o ultrasuoni?
Su un monumento ciò che si avvita o si vede è escluso, e ai sistemi statici i piccioni si abituano. La falconeria lavora sull'istinto.
Quanto dura un programma?
Alcune settimane di voli con frequenza modulata, poi un monitoraggio con richiami mirati. Interrompere troppo presto espone a un nuovo insediamento.
Come è stato misurato il calo dell'80%?
È una stima basata sull'osservazione del team durante il programma, non su un conteggio strumentale. Ogni sito va valutato caso per caso.
Monumenti e siti museali
Un bene tutelato dove non si può installare nulla?
Valutiamo con te se la falconeria, da sola o insieme ad altri sistemi, è la strada giusta.
Altri casi studio





