Inchiesta · derattizzazione urbana

Piano derattizzazione nei centri storici: cosa insegna il caso Genova

Il Comune di Genova ha avviato un piano straordinario fino a marzo 2027 che non si limita a posare esche: tocca i rifiuti, i varchi, il verde pubblico e le abitudini di conferimento. È un cambio di prospettiva utile per tutti i Comuni italiani alle prese con la presenza di ratti nei vicoli, nei mercati e lungo le strade della città vecchia.

26 ottobre 2026•Redazione Ekonore•Tempo di lettura 8 minuti
Scorcio del centro storico di Genova con palazzi antichi

Fonte originale

Parte il piano anti-topi a Genova: al lavoro la Task Force Ratti

la Repubblica — Genova, 21 ottobre 2026

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In sintesi

Cinque fatti verificati sul piano di Genova

  • Piano straordinario attivo nel centro storico e nei Municipi fino a marzo 2027
  • Coinvolge Direzione Ambiente, Ufficio Animali, Amiu, Aster e la cooperativa Il Rastrello
  • Circa il 45% delle segnalazioni cittadine si concentra nel centro storico
  • L’ 80% delle segnalazioni dell’ ultimo quinquennio è vicino alle postazioni dei rifiuti
  • Approccio di gestione integrata (IPM): chiusura di tane, manutenzione del verde, pulizie, dispositivi anti-ratto nei tombini

Dai fatti all’ azione

Il piano di Genova nei fatti

Il Comune di Genova ha presentato un piano straordinario esteso da ottobre 2026 a marzo 2027. Non è una campagna di sole esche: il piano agisce in parallelo sui rifiuti, sui varchi edilizi, sul verde pubblico, sulla manutenzione delle pavimentazioni e sulla comunicazione ai cittadini.

Le prime attività hanno riguardato via San Vincenzo e il Mercato Orientale, piazzetta Brignole, via del Colle e via San Martino. Il centro storico — dove si concentra circa il 45% delle segnalazioni cittadine — riceve un presidio continuativo.

Chi fa cosa. La Direzione Ambiente e l’ Ufficio Animali coordinano. Amiu gestisce pulizie e postazioni dei rifiuti. Aster si occupa di verde, aiuole e pavimentazioni. La cooperativa Il Rastrello segue il supporto tecnico-scientifico, il monitoraggio e la derattizzazione. I Municipi partecipano all’ individuazione delle aree prioritarie.
Locale rifiuti con contenitori a coperchio chiuso e postazione di monitoraggio numerata

Il limite degli interventi isolati

Perché le sole esche non bastano

La frase più citata del piano l’ ha detta la sindaca Silvia Salis: «le esche da sole non bastano». L’ assessora all’ Ambiente Silvia Pericu ha spiegato il principio operativo: «I topi sono l’ effetto di numerose cause».

Un rodenticida posato in strada riduce temporaneamente il numero di animali presenti, ma non elimina i motivi per cui quegli animali stavano lì: cibo accessibile, rifugi, varchi aperti, acqua. Se le condizioni restano invariate, la ricolonizzazione si misura in settimane.

A Genova la correlazione con i rifiuti è marcata: circa l’ 80% delle segnalazioni nell’ ultimo quinquennio proviene da aree vicine alle postazioni di raccolta. Il piano non attribuisce questa statistica al servizio di raccolta in sé, ma al conferimento scorretto e alla disponibilità di cibo che ne deriva.

Postazione di monitoraggio numerata lungo il perimetro di un edificio

La nuova prospettiva

Rendere gli ambienti meno favorevoli ai roditori

La gestione integrata degli infestanti — IPM, Integrated Pest Management — è l’ approccio adottato dal piano. Prevede che la riduzione della pressione dei ratti passi attraverso misure ambientali e strutturali, non solo attraverso l’ uso di prodotti.

Analisi del territorio. Mappatura di accessi, rifugi e risorse alimentari. L’ Ufficio Animali di Genova svolge circa 300 sopralluoghi all’ anno; la squadra SfRatto 2.0 interviene a cadenza quindicinale sulle aree più critiche.

Controllo delle fonti alimentari. Sostituzione dei contenitori danneggiati, campagna di sensibilizzazione sul corretto conferimento, controlli mirati su esercenti e condomini.

Esclusione strutturale. Chiusura di tane in aiuole e marciapiedi, dispositivi anti-ratto nei tombini previa valutazione tecnica, manutenzione del verde e ripristino delle pavimentazioni.

Monitoraggio continuo. Verifica degli indicatori nel tempo e lettura dei dati per ripianificare gli interventi.

In futuro il piano prevede di affiancare agli interventi tradizionali anche sistemi tecnologici di monitoraggio, cattura o allontanamento, dove risultano appropriati e proporzionati.

La prospettiva Ekonore

Un metodo che parte dal territorio, non dalle esche

Ekonore applica da anni un approccio coerente con questa logica, in particolare dove l’ esposizione a sostanze tossiche va evitata: case abitate, scuole, strutture ricettive, aziende alimentari.

Dentro gli ambienti frequentati dall’ uomo non usiamo rodenticidi. Lavoriamo con trappole meccaniche chiuse, numerate e ancorate, posizionate sui camminamenti reali individuati durante il sopralluogo. Ogni cattura viene registrata con data, posizione e specie: la sola informazione gestionale che conta davvero è quando il numero di catture scende a zero.

In parallelo chiudiamo i varchi oltre 6 mm con rete metallica a maglia fine; eliminiamo le fonti di cibo accessibili; dove la normativa lo consente, il rodenticida resta all’ esterno in postazione chiusa, numerata e registrata.

Tecnico Ekonore apre una postazione di monitoraggio lungo il muro

Un modello replicabile

Sei passi per un piano comunale

01

Ricognizione delle criticità

Analisi delle segnalazioni, delle aree sensibili e dei punti ricorrenti sul territorio.

02

Mappatura di habitat e accessi

Rilievo di tane, rifugi, varchi edilizi, risorse alimentari e passaggi tra pubblico e privato.

03

Prioritizzazione

Interventi ambientali prima dell’ uso di prodotti: più peso alle cause, meno agli effetti.

04

Interventi proporzionati

Dove servono, dispositivi di cattura e, nei limiti di legge, prodotti in postazioni esterne numerate.

05

Monitoraggio

Verifica degli indicatori nel tempo e manutenzione preventiva per ridurre le reinfestazioni.

06

Comunicazione

Linee guida di conferimento rifiuti, segnaletica di quartiere, dialogo con esercenti e condomini.

Patrimonio e natura

Centri storici: proteggere senza stravolgere

Un piano di gestione dei roditori in un centro storico non è un intervento qualunque. Deve essere compatibile con edifici tutelati, strade e piazze acciottolate, mercati, spazi pubblici frequentati da residenti e turisti. Le misure di esclusione strutturale — reti metalliche, dispositivi nei tombini, chiusure di cavità — vanno scelte in dialogo con gli uffici tecnici e, dove previsto, con le soprintendenze.

Il metodo senza rodenticidi all’ interno degli ambienti frequentati riduce i rischi di esposizione per cittadini, animali domestici e fauna non bersaglio. Non è una promessa di assenza di sofferenza: ogni dispositivo di cattura ha un impatto che va dichiarato, verificato e gestito con responsabilità.

In chiusura

La lezione concreta di Genova

La notizia più interessante del piano di Genova non è il numero di esche né i Municipi coinvolti: è il cambio di prospettiva. «I topi sono l’ effetto di numerose cause». Una città più vivibile si costruisce correggendo le condizioni che generano il problema, non rincorrendone le conseguenze.

Per gli enti che valutano come affrontare la presenza di roditori nel proprio territorio il punto di partenza utile è scegliere un programma gestionale documentato, verificabile e manutenzionabile nel tempo. La disponibilità di dati, planimetrie, verbali e indicatori di risultato distingue una campagna estemporanea da una strategia di tutela urbana.

Confronto tecnico per enti e amministrazioni

Un piano di gestione dei roditori deve partire dal territorio, non dalle esche

Ekonore propone agli enti un confronto tecnico per valutare strategie di prevenzione, monitoraggio e gestione dei roditori senza rodenticidi negli ambienti frequentati, in funzione delle aree da proteggere.

Domande frequenti

Cinque domande ricorrenti dagli enti

Un piano comunale può davvero fare a meno delle esche rodenticide?

Negli ambienti frequentati dall’ uomo l’ obiettivo è ridurne l’ impiego al minimo, privilegiando prevenzione ed esclusione. All’ esterno, dove la normativa lo consente, il rodenticida resta uno strumento disponibile, da usare in postazioni chiuse, numerate e registrate.

Quali indicatori misurano il successo di un piano?

Segnalazioni cittadine nel tempo, attività rilevata nei punti di controllo, riduzione delle riaperture dei varchi, postazioni dei rifiuti sostituite o manutenute, ripresa di pavimentazioni e verde pubblico.

Qual è il ruolo dei rifiuti nella presenza dei ratti?

A Genova circa l’ 80% delle segnalazioni dell’ ultimo quinquennio proviene da aree vicine alle postazioni dei rifiuti. La disponibilità di cibo è il principale fattore attrattivo per le colonie urbane.

Come lavora Ekonore negli ambienti abitati?

Dentro casa non usiamo rodenticidi: trappole meccaniche chiuse e numerate, chiusura dei varchi oltre 6 mm con rete metallica a maglia fine, eliminazione delle fonti di cibo accessibili e monitoraggio documentato delle catture.

Quanto dura un programma di gestione dei roditori per un ente?

Non è un intervento singolo: è un ciclo di sopralluogo, interventi, monitoraggio e manutenzione preventiva. La gestione continuativa prosegue nel tempo con visite programmate e verifica degli indicatori.

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